Pace contro guerra

By capun

Giovedì 8 novembre alle ore 18 al Museo della Permanente di Milano, Via Turati 34, sarà presentata l’antologia Poesia contro guerra, Edizioni Punto Rosso, curata da Antonella Doria, con l’intervento di Dario Fo.

Nella prima sezione sono inclusi testi di poeti classici del primo Novecento, nella seconda parte testi di 25 poeti contemporanei, da Abate a Viviani, da Oppezzo a Romanò a Vaccaro.
Interventi al flauto di Adalberto Borioli.

I poeti in tempo di guerra non tremano abbastanza
di Ennio Abate


Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi il dito.

Lontano lontano si fanno la guerra
Il sangue degli altri si sparge per terra[1].

Era qui a Milano una volta il poeta
coi suoi libri, una rosa in un bicchiere e la radio spenta.
Le grida nelle nostre piazze e gli spari
di botto eran cessati.
Altrove i guerrieri ammazzavano, torturavano ora
sempre lasciando una vittima viva
una donna di solito che piangendo narrasse.
Il poeta tremante ascoltò. Invece di una poesia
scrisse sette amare canzonette e poi morì.

Ma voi poeti, che dopo Auschwitz
Ruanda, Afghanistan, Irak, eccetera
declamate poesie nel sublime immobile
ditemi: non sanguina mai la vostra rosa
nel bicchiere? tremano almeno
i versi quando li deponete nelle plaquettes?

Uno ha detto: i poeti non si sentano in obbligo
di scrivere versi contro la guerra. Giammai!
In democrazia sono uomini come tutti gli altri, i poeti!
Nessuno più pretenda nulla da loro.
Facciano quello che sanno fare, le poesie.
Uomini come tutti gli altri sono pure i guerrieri.
Pur essi quello che sanno fare, ben fanno.

Addetta l’una al massacro permanente
l’altra orgogliosa del canto suo sciancato
maîtresses entrambe di democrazia
- oh strano accoppiamento! – guerra
e poesia, dunque, assieme procedano?

Ma di una cara inerme offesa bestiola
che in noi vive sotto anestesia
voleva la salvezza il filosofo
quando dopo Auschwitz ammonì i poeti:
non scrivete, tremate!
È quella che ancora oggi si dibatte sul tavolo operatorio
tra le mani di ossequiati chirurghi della cultura.

Ma barcollanti fantasmi di speranza ancora approdano
da barconi sulle coste di questo Paese
che in immonda puttanesca televisiva democrazia
guerreggia fuori e tramortisce dentro
donne, lavavetri e rumeni
e annegherebbe in uno sputo tutta la loro carnale poesia.

Oh belle statuine di poeti, via le pose civili.
Altrove, in macabra pirotecnia
uomini-bomba esplodono
ma non raggiungono l’altezza della poesia
che voi melliflui e solerti adagiate
sull’opulento divano occidentale che l’accoglie.

Se potete ancora, tremate.
Non, come già fate
per la minaccia che i poveri giustamente
portano ai ricchi con cui trafficate.
Tremate di fronte all’orrore
da voi cancellato in nome della poesia.

17 ott 2004/ 8 novembre 2007 (per serata alla Permanente)

[1] Franco Fortini, Sette canzonette del Golfo in Composita solvantur, Einaudi 1994, Torino.

Museo della Permanente
Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
via F. Turati 34 20121 Milano
tel. 02.65.99.803 – 02.65.51.445
fax 02.65.90.840

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